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La disciplina che si occupa dell'utilizzo a scopo
salutare dei rimedi di provenienza vegetale è la fitoterapia. Da diversi anni si
è assistito a un interesse crescente per i prodotti naturali; è infatti sempre
maggiore il numero di persone che desidera curarsi rivolgendosi alle erbe e ai
suoi derivati. A fronte di questo interesse va tuttavia evidenziato come
persista la mancanza di una adeguata regolamentazione del settore erboristico.
Per il momento, di fatto, i prodotti erboristici vengono assimilati agli
alimenti, ai prodotti dietetici e agli integratori alimentari e non possono
perciò vantare proprietà curative.Questi preparati sono normalmente riservati ai
disturbi di minore entità o a piccoli problemi ricorrenti, per i quali
abitualmente non si va dal medico. Possono inoltre essere utilizzati per
potenziare gli effetti di un farmaco o per alleviarne gli effetti collaterali,
ma bisogna ricordare che gli effetti delle piante medicinali non sono di solito
immediati, ma richiedono, per manifestarsi completamente, un certo periodo di
tempo, che varia da specie a specie (anche una settimana).La presenza invece di
un disturbo grave (ad esempio un dolore persistente) deve sempre essere
sottoposto al parere del medico, che è in grado di stabilire l'esatta causa
della malattia e prescrivere la terapia adeguata. Quali sono le parti attive di
una pianta? La parte della pianta che viene utilizzata per l'estrazione delle
sostanze a scopo medicamentoso è detta droga vegetale (per es. la malva è la
pianta, le foglie di malva costituiscono la droga).Le proprietà curative di una
droga vegetale dipendono dai suoi principi attivi, in genere molteplici, che
costituiscono il cosiddetto fitocomplesso.è quindi l'insieme di tutte le
sostanze (alcune dotate di proprietà medicamentose, altre meno, ma ugualmente
indispensabili) presenti nella droga, responsabili nel loro insieme
dell'attività terapeutica.indica la quantità esatta di un determinato principio
attivo presente nel prodotto erboristico; in particolare, con la titolazione si
determina con precisione la sostanza attiva più importante nel fitocomplesso e
la sua quantità. Un prodotto a titolo noto, che riporta cioè la quantità esatta
di principio attivo che si assume, dà maggiori garanzie di qualità.Una pianta
per avere un titolo sufficientemente elevato in principi attivi deve essere
raccolta in un particolare periodo dell'anno che corrisponde al momento in cui è
più ricca in principi attivi. Il tempo balsamico è strettamente legato al ciclo
vegetativo di ciascuna pianta e dipende da specie a specie. La qualità di un
prodotto erboristico viene valutata in riferimento a tutto il processo
produttivo (coltivazione, estrazione e confezionamento). I produttori infatti
dovrebbero garantire, grazie a severi controlli su tutte le fasi di produzione,
che nel prodotto finito siano assenti eventuali sostanze inquinanti presenti nel
terreno (es. pesticidi, metalli pesanti, ecc.) e contaminazioni batteriche.
Purtroppo, non sempre questo avviene, per cui nella scelta di un prodotto
erboristico è consigliabile rivolgersi sempre a prodotti provenienti da aziende
serie e conosciute. Le diverse forme di somministrazione dei prodotti vegetali
dipendono soprattutto dal tipo di droga che si deve impiegare: ogni pianta deve
essere infatti somministrata nella forma più idonea a liberare i suoi principi
attivi e renderli assorbibili dall'organismo.Le varie formulazioni si possono
ottenere a partire dalla pianta secca o dalla pianta fresca.
Polveri:
sono miscele di piante che permettono di utilizzare la
droga vegetale in toto; partendo dalla droga secca, questa viene polverizzata il
più finemente possibile e può essere assunta per via orale (come tale, disciolta
in un liquido, oppure sotto forma di compresse) o può essere impiegata per uso
esterno (ad esempio come polvere aspersoria).
Estratti fluidi:
si ottengono facendo macerare in alcool la pianta
essiccata(estratti idro-alcoolici) o fresca (tinture madri) per un determinato
periodo di tempo. Poiché si assumono a gocce(es. da 20 a 25 gocce 2 o 3 volte al
giorno), sono molto utilizzati in quanto permettono di personalizzare la
posologia a seconda delle esigenze del paziente.
Estratti
secchi:
si ottengono essiccando gli estratti fluidi a
temperature non elevate e in particolari condizioni (in genere mediante
liofilizzazione). Evaporando completamente il solvente, cioè la parte liquida,
si ottiene una polvere finissima e molto concentrata in fitocomplesso (per
evaporazione parziale si ottengono gli estratti molli). Si differenziano dalle
polveri vere e proprie per la maggiore concentrazione dei principi attivi.
Generalmente sono somministrati introducendoli in capsule rigide (o
"opercoli").
Macerati
glicerici:
si ottengono macerando le gemme e i giovani getti
della pianta fresca in una miscela di acqua, alcool e glicerina. Sono meno
concentrati rispetto alle tinture madri, per cui la quantità da assumere sarà
generalmente maggiore (es. 35 a 50 gocce 2-3 volte al giorno)
Oli essenziali:
sono presenti naturalmente in alcune piante (ad
esempio eucalipto, lavanda, salvia rosmarino) e sono ottenuti per distillazione
o mediante spremitura. Vanno utilizzati con maggiore cautela in quanto possono
contenere quantità elevate di principio attivo e possono provocare effetti
indesiderati anche importanti se assunti a dosi non corrette.
Tisane:
sono miscele di piante medicinali essiccate e
sminuzzate. Si usano come base per preparare infusi (si ottengono versando acqua
bollente sul prodotto secco) o decotti (si ottengono portando a ebollizione
droga e acqua).In entrambi i casi si lascia riposare qualche minuto, si filtra e
si beve subito. Si può preparare anche il quantitativo necessario per la
giornata, ma dopo 24 ore, bisogna rinnovarlo. I preparati vegetali sono sempre
sicuri Il fatto che solitamente ci si affidi ad erbe e piante come coadiuvanti
per problemi di minore entità (ad esempio per la stitichezza, per combattere il
sovrappeso, come primo approccio all'insonnia...) purtroppo si risolve spesso in
un utilizzo prolungato che può essere causa della comparsa di effetti
indesiderati.E' sbagliato credere che i preparati vegetali siano innocui: basti
pensare che le più potenti sostanze ad azione stupefacente sono ricavate dalle
piante (ad es. la morfina è ricavata dal Papaver Somniferum, una particolare
varietà di papavero). Esiste un'ampia documentazione riguardante casi di
intossicazione e di effetti indesiderati dovuti a prodotti erboristici: per
citare un caso, negli anni '90 sono state ritirate dal mercato tutte le
preparazioni contenenti camedrio, un'erba utilizzata da molto tempo,
dimostratasi tossica per il fegato. Le erbe inoltre possono anche a interagire
fra loro o con i medicinali che si stanno assumendo; recenti segnalazioni
indicano che l'iperico, o erba di San Giovanni, interagisce con diversi farmaci,
fra cui i contraccettivi orali, warfarin, teofillina, digossina, ciclosporina,
indinavirUna particolare attenzione va posta durante la gravidanza: anche se
risulta difficile stabilire una correlazione diretta, esistono segnalazioni di
effetti indesiderati in bambini nati da madri che avevano fatto un uso
indiscriminato di prodotti vegetali. Ogni problema relativo alla salute
personale deve essere valutato da un medico, così come il ricorso a farmaci che
richiedono per l'acquisto la presentazione di una ricetta medica.L'assunzione di
farmaci di libera vendita o integratori alimentari eventualmente riportati
nell'articolo dovrebbe sempre avvenire dopo aver consultato un medico o un
farmacista.
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